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Chi siamo e cosa vogliamo fare

Siamo in tanti e a breve saremo ancora di più, molto motivati e con le idee chiare. Abbiamo firmato il “documento”, quasi un Manifesto, decidendo di aderire alla sfida lanciata a Lisbona nel 2000, dai Capi di Stato e di Governo Europei, impegnandoci con tutte le nostre forze a migliorare la
                         “Società della Conoscenza”. 

Si tratta di una battaglia complessa che si gioca con il cuore e con il cervello su diversi campi:

  • nella scuola
  • nelle imprese
  • nelle professioni
  • tra gli operatori dell’ Information Technology

Eccoci allora, ci presentiamo a Voi tutti, siamo 5 Organizzazioni, ognuna con un bagaglio specifico di conoscenze, valori e risorse messe in comune per il buon fine di questa iniziativa, cioè:

I'innalzamento del livello di istruzione di chi lascia la scuola e si accinge ad entrare nel mondo del lavoro come agente del Cambiamento.

PER UN PAESE CAPACE DI FUTURO
Fare dell’Europa "...l' economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale” entro il 2010, questo l’obbiettivo dell’Agenda di Lisbona rispetto alla quale l'Italia è nella coda dei paesi europei.

Nella classifica dell'indice di competitività del World Economic Forum, Network Readiness Index siamo al 38° posto ed è una magra consolazione sapere che due anni fa eravamo al 45° visto che praticamente tutti i paesi europei, anche nuovi arrivati, ci precedono.

CAPIRE IL CAMBIAMENTO 
Un'economia della conoscenza passa dall'orientamento al servizio, dallo sviluppo della Tecnologia dell'Informazione, dalla liberalizzazione del mercato caratterizzata dallo sviluppo di servizi qualificati rivolti alle imprese ed ai consumatori, dal software alla progettazione. Non solo data-entry non solo call center. Ciò che rende innovativa l’esperienza è la capacità culturale di cogliere le potenzialità del digitale.

UN NUOVO PATTO PER IL LAVORO CHE CAMBIA 
La dimensione cognitiva del lavoro diviene così centrale nella produzione di valore anche nei processi di innovazione che interessano settori maturi. Il lavoro cognitivo mette in discussione i parametri quantitativi quali quelli legati allo sforzo fisico e/o al tempo impiegato: entra in gioco la dimensione soggettiva e la centralità delle persone.

Nell'era della conoscenza il vero capitale delle imprese è costituito dalle persone e dalla loro qualità, fatta di esperienza, impegno, idee
.

Perché questa ricchezza possa essere sviluppata è necessario che i nuovi imprenditori e le nuove idee possano emergere negli unici settori dove ciò è possibile in un paese sviluppato: quelli ad alta intensità di conoscenza. Per questo sono cruciali la promozione e la tutela dei lavoratori della conoscenza, così come la creazione di condizioni meritocratiche e non assistenziali al fine di trattenere i nostri migliori talenti e, magari, di attrarre quelli degli altri.  

LE CONDIZIONI NECESSARIE PER NON PRECLUDERCI IL FUTURO
Occorre garantire: competitività, concorrenza, accessibilità, partecipazione, ricerca e sviluppo. E’ una questione democratica perché ha a che fare con beni comuni e diritti universali. In Italia non si tratta soltanto di registrare un ritardo fisiologico dovuto alla necessità di adattamento di un sistema attraverso approssimazioni successive, occorre un salto. 

UNA METODOLOGIA E UNA CULTURA DELL'INNOVAZIONE
Per innovare non è sufficiente adottare nuove tecnologie occorre uno sguardo capace di vedere questo passaggio culturale, economico e sociale, occorrono una politica pubblica ed un sistema normativo adeguati a definire un ambiente favorevole per l'economia della conoscenza.

L'EDUCAZIONE NECESSARIA
Per disporre di uno sguardo adeguato al cambiamento in atto occorre un impegno per politiche di educazione e formazione che affianchino il welfare della conoscenza.
La Commissione Europea propone "Un approccio europeo all'alfabetizzazione mediatica nell'ambiente digitale", affinché tecnologie differenti e complementari con quelle analogiche, contribuiscano alla dimensione educativa necessaria ai diversi livelli del percorso scolastico.
Una dimensione inclusiva che richiede una nuova definizione del rapporto docente/discente nei processi cognitivi per cogliere le opportunità attraverso la necessaria profondità.
Una alfabetizzazione digitale a partire dai primi cicli formativi consente di formare una effettiva cultura informatica per poter governare ed usare i cambiamenti della tecnologia digitale con piena consapevolezza.

 
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